Salve! Sono don Rocco D'Orazio, prete di Chieti-Vasto. Questo sito web vuole essere una sorta di blog che presenta i miei servizi e raccoglie gli articoli che ho scritto sul giornale della diocesi Il Nuovo Amico del Popolo e quelli che continuo a proporre altrove.

La Messa di Francavilla su RaiUno

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Domenica 27 febbraio scorso, dalle ore 10.55 la Santa Messa in diretta su Rai Uno è andata in onda dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore in Francavilla al Mare.

Ha celebrato l’Eucaristia il parroco don Rocco D’Orazio assistito dal diacono della parrocchia don Roberto Antonucci. I ministranti della Parrocchia, guidati dal cerimoniere Tommaso La Selva, hanno prestato il servizio liturgico.

La liturgia è stata sobria e solenne al tempo stesso, manifestando la grande eleganza e armonia delle forme che ha non poco aiutato la preghiera, nonostante le possibili distrazioni delle telecamere che, in verità, sono sembrate quasi “invisibili”.

I canti sono stati eseguiti da una corale parrocchiale “particolare”, costituita dal coro dei giovani dell’oratorio San Franco, da diversi adulti del coro domenicale e da altri amici. L’ensemble è stata diretta dal M° Paola Ciolino accompagnato da musicisti d’eccezione.

All’organo Silvio Tarantelli coadiuvato da Stefano Mammarella al flauto, Angela Di Giuseppe al violino e Federico Orlando al violoncello per un mix di armonia e grazia. La voce solista è stata il soprano Rosalba Nicolini. E il gruppo ha cantato divinamente sì da suscitare i complimenti dei presenti, dei tecnici e della regia Rai.

L’ingresso in Chiesa era riservato a coloro che avevano ritirato in settimana i pass predisposti dalla parrocchia. Il gruppo comunale dei volontari di Protezione Civile ha curato il servizio d’ordine e il controllo dei pass. Tutto si è svolto con grande compostezza.

Per l’occasione, è stato esposto in Chiesa alle telecamere Rai il pregevole ostensorio di Nicola da Guardiagrele, prima opera certa del Maestro argentiere, datato 1413. Per il servizio liturgico, inoltre, sono state usate preziose suppellettili del rinomato “tesoro di san Franco”, come il turibolo e la navicella del XV sec. e il calice “De Monte” del XVIII sec., mai utilizzati nel dopoguerra.

Legare il cuore a Dio

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Omelia per la celebrazione della Messa in diretta su RaiUno di domenica 27 febbraio 2011 alle ore 11.00

Figli carissimi, la Parola oggi ci chiede di scegliere Dio quale riferimento unico e assoluto nella nostra vita. Egli non ci abbandona mai; di Lui possiamo fidarci.

Ce lo ricorda il profeta Isaia che colloca l’amore di Dio per noi su un piano assolutamente superiore persino rispetto all’amore materno. Talvolta, purtroppo, l’uomo fa l’esperienza estrema della rottura degli affetti, anche quelli più cari (la famiglia, il padre, addirittura la madre… che è il legame forse più intenso, vitale). Eppure, “Se anche una madre si dimenticasse – ci dice Dio per mezzo del profeta – io, il Signore, non mi dimenticherò mai!”.

Vogliamo forse mettere in dubbio questa parola del Signore? Dio non si dimentica mai di noi anche, e soprattutto, quando pensiamo che Egli sia distante, perché magari in quel frangente non ne avvertiamo la presenza. Dio c’è sempre e il nostro impegno è amarlo sopra ogni altra realtà.

Ma tale legame non si può risolvere in un elenco di richieste “materiali”: Egli sa cosa ci è davvero necessario. L’unica realtà che resta in un mondo in cui tutto passa è il suo amore che ci salva. E Dio dona largamente ciò che serve alla nostra salvezza.

Gesù nel Vangelo vuole dirci che ogni uomo deve impegnarsi ad accogliere da Dio la salvezza eterna. Questa è la realtà più importante!

All’inizio del suo vangelo, Marco ci propone la testimonianza del Battista che grida: “Convertitevi, il Regno di Dio è vicino”. Poi, Gesù, dopo il Battesimo al Giordano e i quaranta giorni nel deserto, inizia la sua missione con l’annuncio: “Convertitevi, il Regno di Dio è qui tra voi”. E le “Beatitudini”, che rappresentano il grande programma della missione del Signore, si compiono proprio nel Regno. Tutto è finalizzato al Regno, non “su questa terra”. L’impegno dell’uomo non è circoscritto a questa terra ma si apre alla prospettiva del Regno, si apre all’eternità di Dio, accoglie la salvezza pasquale che Cristo realizza. Ecco, allora, l’esempio di Gesù: “Gli uccelli del cielo mangiano, hanno un nido… i gigli del campo sono vestiti splendidamente senza che debbano preoccuparsi di niente… perché allora affannarsi per cose che Dio ci dà poiché sa che ne abbiamo bisogno?

In verità, in questi ultimi tempi di crisi, tante famiglie – specie quelle con un solo stipendio – non arrivano alla fine del mese; molti hanno perso il lavoro e non ci sono prospettive positive; troppi giovani sono in cerca di una occupazione che non c’è. Come non preoccuparci di tutto questo? Come non affannarci per il futuro?

Si, Dio provvede a ciò che ci è necessario nella vita terrena, però il nostro atteggiamento non può essere di disimpegno! Noi come credenti dobbiamo coinvolgerci in prima persona per una crescita solidale e uno sviluppo autentico del mondo nel bene. Dobbiamo ribadire, attraverso scelte eticamente corrette, il primato della giustizia sociale, del bene comune, della legalità. Dio ci ha dato intelligenza e capacità per metterci al servizio dei fratelli.

Ma il vero problema è il nostro cuore. A cosa è orientato? Dove, a chi o a cosa il nostro cuore è legato? Dalla consapevolezza che chi ama Dio è il povero – è colui che confida nel Signore e crede che Egli sia l’unica possibilità di salvezza – non chi confida nelle risorse materiali, scaturisce per noi lo stimolo a legare il nostro cuore unicamente al Signore. Con Dio siamo capaci di costruire già ora, già qui il mondo nuovo fondato sull’amore, sulla giustizia e sulla pace!

Infatti, le ricchezze del mondo non appagano il desiderio di Dio, anzi diventano un “idolo”! Le ricchezze materiali non salvano. E senza Dio siamo perduti. Ecco perché Gesù ci chiede di orientare la nostra esistenza al Regno di Dio. Noi siamo fatti per l’eternità non per godere solo nella vita terrena. E la nostra certezza è Dio.

Anche Paolo vive il suo ministero – e indica la stessa strada ai credenti – nella prospettiva del cielo. Tutto quello che egli compie lo fa per amore, consapevole che il Signore è giudice giusto, cioè santo, che ricolma di santità l’amministratore dei suoi misteri, il suo servo fedele e lo chiama a condividere la vita nel Regno.

Carissimi, sforziamoci di orientare il nostro cuore totalmente al Signore. Dio è fedele verso di noi, noi dobbiamo esserlo con Lui. E questa è la nostra salvezza. La nostra vita vale non per quello che ha, ma per la capacità di accogliere il dono di Dio e trasformarlo in gesti concreti di carità e di servizio generoso.

Permettetemi a questo punto di rivolgere un saluto speciale a voi amici che seguite questa celebrazione da casa in Italia e nel Mondo, particolarmente a voi che soffrite nel corpo e nello spirito; a voi che siete soli; a voi amici che giacete in un letto di ospedale o siete ospiti di una casa di accoglienza; a voi anziani soli e ammalati, a voi carcerati.

A voi tutti dico che il vostro dolore è il dolore del Crocifisso, la vostra solitudine è l’esperienza di abbandono che Gesù stesso ha provato sulla croce e che ha sentito persino nei confronti del Padre (Dio mio – ha gridato – Dio mio, perché mi hai abbandonato?), ma poi, subito, ha affidato il suo Spirito a Colui che non lo avrebbe mai lasciato in preda alla disperazione e alla morte, al Padre di ogni misericordia.

A voi che soffrite, dunque, a voi che siete soli affido questo messaggio di speranza: Dio è sempre con voi. Possiate, allora, sentire in ogni momento la consolazione del Signore. Dio vi ama, vi ama con quell’amore di predilezione con cui ama il Figlio suo crocifisso. E il vostro sacrificio, unito a quello del Crocifisso, giovi alla salvezza dell’umanità.

Un cammino “faticoso”

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Il saluto all’arcivescovo Forte nella Messa di domenica 6 febbraio a conclusione della Visita Pastorale

Eccellenza Reverendissima,

con grande gioia le rinnoviamo il saluto di benvenuto nella nostra comunità di Santa Maria Maggiore in Francavilla al Mare. Dopo la bella giornata del 2 dicembre scorso con i ragazzi delle scuole a celebrare San Franco, dopo il momento forte dell’ordinazione diaconale di don Roberto Antonucci, eccoci ancora insieme per la tanto attesa Visita Pastorale.

In questo momento in cui sono state poste le basi per un vero rinnovamento della città, la Visita del Pastore, che rappresenta Cristo, viene ad illuminare il cammino che vogliamo percorrere insieme, a incoraggiare tutti nel bene, a stimolare alla comunione autentica senza invidie e ipocrisie, a correggere gli eventuali errori, a rianimare i cuori più sfiduciati, a rinnovare la benedizione del Signore.

Abbiamo vissuto tre giorni intensi in cui ha avuto l’opportunità di vedere più da vicino la realtà della nostra comunità parrocchiale e il territorio in cui essa insiste. Avrà notato la vastità e le distanze tra il “centro” dove è ubicata la chiesa e dove si svolgono tutti i servizi, e le cosiddette “periferie”. Nonostante ciò, da parte di coloro che amano Cristo e la Chiesa si avverte sempre piena disponibilità, fedele partecipazione e costante solidarietà. E questa è la forza, il valore aggiunto della nostra parrocchia.

Di contro, tali distanze, talvolta, rendono assai faticosa la comunione e il senso di essere dentro la Chiesa come un’unica realtà. Ciascuno, infatti, tende ad esprimere in alcune circostanze l’appartenenza alla propria dimensione territoriale o culturale in maniera piuttosto netta e marcata. È necessario favorire l’incontro di tutti pur rispettando ambiti, tradizioni e costumi di ciascuno. Ed è importante che tutti capiscano che il valore autentico e giusto è stare insieme non distinguersi. Ma anche questo è un cammino lungo che presuppone pazienza e tanto amore.

Circa gli organismi di partecipazione, con l’arrivo del nuovo parroco sono decaduti e si sta procedendo ad un loro progressivo rinnovamento. Cominceremo a programmare in maniera seria e professionale gli aspetti amministrativi con il Consiglio per gli Affari Economici. Mi riservo per il nuovo anno pastorale (2011-2012) di ricostituire il nuovo Consiglio Pastorale che deve diventare il motore propulsore della parrocchia.

Un limite da evitare è che questo, come altri organismi aggregativi, funzionino con il criterio della maggioranza stile Consiglio Comunale per intenderci. La Chiesa non sceglie con il criterio della maggioranza, ma con quello della comunione che trova la sua unità nel “capo” che è segno sacramentale di Cristo. Le organizzazioni ecclesiastiche non si riuniscono per deliberare ma per costruire la comunione intorno a Cristo, al Vescovo che lo rappresenta e al parroco che, in ultima istanza, ne è segno attraverso il vincolo della comunione gerarchica.

Allora, qui è opportuno ribadire il criterio fondamentale dell’essere Chiesa: la comunione. Chi rompe la comunione con il Vescovo o il Parroco non può andare da un’altra parte a vivere la fede, perché è in peccato mortale: la rottura della comunione è peccato mortale. Deve prima riconciliarsi sinceramente con Cristo e la Chiesa e poi può eventualmente andare altrove. Altrimenti il sacrificio che offre è a sua condanna, non a sua salvezza. Non possiamo giocare con la fede vera.

Inoltre, Eccellenza, si constata tutt’intorno una certa autonomia nella celebrazione delle Messe e dei sacramenti, nonché nelle scelte strategiche e pastorali. Il Sinodo ha fissato criteri e regole per tutti. Ma, ahimé, la prassi comune è sempre molto lungi dall’essere realizzata. Le chiedo, perché io lo chiedo alla mia comunità, un intervento chiaro e deciso, almeno in città, affinché tutti – sacerdoti e fedeli laici – si attengano alle regole almeno minime per provare a camminare insieme. In sostanza, deve finire il concetto: “Non vuole farlo don Rocco? C’è quell’altro disponibile…”.

Ad esempio, che i battesimi in Avvento e Quaresima non sia pastoralmente opportuno celebrarli è bene che sia prassi condivisa, altrimenti io dico giustamente “no!”, e vanno da un’altra parte e si fa; che bisogna ridurre il numero delle Messe ed evitare che si celebrino senza dignità e in luoghi non idonei è urgente riaffermarlo. Forse un tempo le difficoltà di viabilità e comunicazioni rendevano difficili gli spostamenti. Ma oggi, dal più piccolo al più grande, vanno tutti fuori sede per la spesa, per il medico, per qualsiasi esigenza. Solo le Messe devono essere celebrate a domicilio? Stesso discorso le feste del Signore, della Madonna e dei Santi che vanno celebrate secondo le regole liturgiche e spirituali. Insomma, padre, il cammino è ancora molto lungo.

Per chiudere, mi chiedo e ci chiediamo tutti: Cosa ci aspettiamo da questa Visita? Nell’immediato forse poco, o addirittura niente di particolare! Giorni belli, che ricorderemo, ma lunedì si riparte… Questo non deve spaventarci. I giorni vissuti sono stati giorni di semina. Il terreno è stato preparato, ora il Vescovo ha potuto deporre il seme della Parola e della Grazia. Poi bisogna attendere pazientemente i frutti vivendo non a braccia conserte in attesa di chissà cosa, ma seriamente impegnati. Nel futuro, infatti, quando cioè il seme sarà morto e sarà germogliata una nuova vita, ne siamo convinti, arriveranno copiosi frutti che lo Spirito Santo vorrà far nascere dalle nostre povere piante.

Il Pastore in mezzo al suo popolo

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Una comunità in attesa quella di Santa Maria Maggiore, fremente per l’arrivo del vescovo Forte per la Visita Pastorale lo scorso venerdì 4 febbraio. E il presule si è fermato in parrocchia per tre giorni, fino alla messa conclusiva di domenica 6 febbraio, al termine della quale ha letto pubblicamente il Decreto della Visita.

Tre giorni intensi: tanti gli appuntamenti, gli incontri, le diverse occasioni di preghiera e di grazia. Ora per noi l’impegno a portare frutto nel bene perché la nostra comunità parrocchiale possa camminare sempre sulla via della bellezza.

La giornata di venerdì ha visto padre Bruno visitare al mattino la scuola elementare I circolo San Franco. Accolto da due ali di bambini, che hanno scortato il presule fino in palestra, gli scolari hanno proposto un racconto. La domanda di fondo era: quante tasche ha il vestito di Dio? La risposta del presule ha “spiazzato” i bimbi: “Non ci sono tasche perché Dio porta tutti nel cuore”. È cominciata, così, la serie di domande a raffica per mons. Forte. Infine due canti ben eseguiti dai ragazzi più grandi ha concluso il bel momento.

Quindi, l’incontro con docenti e studenti del Liceo scientifico cittadino. Diverse le domande dei giovani: dalla situazione politica alla scuola; dalla shoah all’etica, dal celibato dei preti ai problemi della Chiesa. E padre Bruno ha sempre risposto con chiarezza e verità coinvolgendo nel dialogo anche il segretario don Domenico Spagnoli e il parroco don Rocco.

Dopo le scuole, il Municipio. A fare gli onori di casa il Commissario prefettizio, la dott.ssa Calabrese. E lì il vescovo ha indicato alcune possibili attenzioni ai futuri amministratori circa un sussulto di moralità per il perseguimento del bene comune, l’accoglienza turistica e la cultura – con una valorizzazione vera del MuMi – per far riemergere la vocazione e la tipicità di Francavilla rispetto al territorio, e il possibile arretramento della ferrovia che rappresenta uno squarcio nel cuore della città.

Quindi, recitata una preghiera e la benedizione, espressamente richiesta dai dipendenti comunali, la visita alle suore domenicane che tengono una casa di accoglienza Giovanni XXIII per ragazze madri con i loro figli. La squisita ospitalità e il senso di famiglia e di gioia ha caratterizzato questo momento.

Nel pomeriggio, prima della Messa di inizio della Visita, il presule, accompagnato dal parroco, ha conosciuto la realtà del lavoro dei campi e visitato alcune attività.

Il sabato si è aperto con la Messa nella chiesa della Madonna delle Grazie – l’antico santuario è stato distrutto dalla guerra e mai ricostruito – durante la quale il vescovo ha invitato a vivere il riferimento alla vergine che ci porta a Cristo. Di seguito, un breve sopralluogo alle chiese sussidiarie, poi la visita ad anziani e malati nelle case. Padre Bruno ha vissuto con loro un momento di intensa preghiera e portato la Comunione. Gli ultimi ad essere visitati gli anziani della casa di riposo Madonna della Pace dell’Opera don Minozzi.

Nel pomeriggio di sabato la preghiera al cimitero. Nella sua profonda riflessione, il presule, a partire da un testo di San Paolo, ha spiegato come la morte sia una nascita con l’efficace immagine del grembo materno. “La vita terrena – ha ricordato – si può paragonare al bambino che vive ancora nel grembo della madre. Noi siamo nel grembo misericordioso di Dio e quando veniamo fuori, cioè moriamo, usciamo da questo grembo – in cui sentiamo Dio, viviamo di Lui – possiamo vederlo così come egli è”.

Ancora, l’incontro con bambini e ragazzi del catechismo con i loro genitori. A seguire catechisti, collaboratori di oratorio, consiglio per gli affari economici e confraternita. La serata si è conclusa con il canto dei primi vespri della festa.

La domenica la celebrazione conclusiva. Per l’occasione è stata celebrata l’unica Messa delle ore 10.30 sospendendo quella vespertina, per dare un segnale di comunione forte tra le varie realtà della parrocchia chiamate a vivere insieme al Pastore diocesano il momento più alto della Visita Pastorale. Nella Messa il presule ha consegnato il Libro del Sinodo e il Direttorio Pastorale, il Libro dei Vangeli e letto il Decreto della Visita.

Per non dimenticare

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Il Giorno della Memoria, istituito nell’anno 2000 con la Legge n. 211, non è solo un evento commemorativo ma, anche e soprattutto, un evento culturale e didattico. Per l’occasione, l’Oratorio San Franco, della parrocchia di Santa Maria Maggiore in Francavilla al Mare, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, ha proposto una manifestazione che ha visto il coinvolgimento delle Istituzioni Scolastiche cittadine.

Gli alunni della scuola dell’Infanzia e della Primaria hanno preparato disegni sul tema della pace, della solidarietà, della giustizia e della tolleranza che sono stati oggetto di una mostra nella sede dell’Oratorio in via Padovano e proiettati in diapositive durante lo spettacolo musicale-teatrale.

Gli alunni delle classi Quinte di Scuola Primaria e della Scuola Secondaria di Primo e Secondo grado, oltre ai disegni, hanno composto anche dei testi di vario genere (narrativi, argomentativi, poetici) sulle problematiche della shoah. Una giuria qualificata ha selezionato i componimenti più significativi, interpretati durante i recital musicali.

La data della manifestazione è stata giovedì 27 gennaio 2011. Al mattino, dalle ore 9.30, presso la chiesa di Santa Maria Maggiore, le scuole dell’Infanzia, Primarie e Secondarie di Primo grado sono state coinvolte in un momento culturale che ha previsto la proiezione dei disegni realizzati dai bambini e la lettura dei testi dei ragazzi selezionati dalla giuria, e interpretati dalla voce recitante e dal commento musicale.

Alle ore 21.00, poi, sempre nella chiesa di Santa Maria Maggiore, si è tenuto un concerto intervallato dalla lettura di brani della tradizione classica e moderna e dei testi composti dagli studenti della Scuola Secondaria di Secondo grado appositamente scelti dalla giuria suddetta.

La voce recitante è stata quella di Lea Del Greco, autentica promessa del panorama artistico nazionale ed internazionale. Il quartetto dei musicisti si componeva di Stefano Mammarella al flauto traverso, Angela Di Giuseppe al violino, Federico Orlando al violoncello e Paola Ciolino al pianoforte. I musicisti hanno proposto brani del tema di Shindler’s List, nonché Debussy, Mendelssohn e Vivaldi, mentre la Del Greco ha declamato brani assai toccanti, tra cui alcune testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento.

Il giorno 4 febbraio, in occasione della Visita Pastorale, presso la sede dell’Oratorio San Franco, l’arcivescovo Forte ha premiato gli elaborati scelti con il libro “Il diario di Anna Frank”.

Il disegno vincitore del concorso è stato quello realizzato da Erik Quintiliani, Matteo Cannone, Nicole Della Rocca, Beatrice Zulli e Mattia Sgrò della II E della Scuola Media Michetti; per il testo poetico sono state premiate Victoria Pesce e Martina Volpone della V B della Scuola Elementare di San Franco, mentre per il testo in prosa ha ricevuto “il Diario” Lorenza Monaco della V B della Scuola Elementare Pretaro.

Con questa iniziativa, l’Oratorio ha voluto riflettere e far riflettere sul dramma della violenza, e della guerra: conoscere l’orrore, per non dimenticare.

Come Gesù, chiamato ad amare

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Il saluto al vescovo Forte e all’ordinando diacono don Roberto Antonucci all’inizio della messa di ordinazione il 15 gennaio 2011

Eccellenza Reverendissima, porgo a lei il saluto deferente mio e di tutta la comunità. Davvero la grazia di Dio sta inondando la nostra parrocchia e lei, padre, ci fa sentire la sua particolare vicinanza in queste occasioni di festa.

Oggi, poi, la gioia ha un volto e un nome: Roberto Antonucci. Figlio di questa città e di questa Chiesa, dopo un lungo periodo di discernimento, dopo anni di approfondimento e di preparazione che ormai volgono al termine, egli riceve, per le mani del Pastore diocesano, l’Ordine del diaconato.

Il diaconato rappresenta l’identificazione a Cristo-servo di cui Roberto diventa, appunto, Sacramento; segno, cioè, che realizza la presenza e e l’azione del Signore in mezzo a noi. Per questo, Eccellenza, mi permetto di rivolgere a lui un sincero augurio.

Il Diacono si mette al servizio della Parola perché questa risuoni e sia luce per ogni uomo che cammina nelle vie di Dio. Il tuo servizio alla Parola, quindi, scaturisca dalla conformità della tua vita ad essa e diventi testimonianza profetica di amore gratuito.

Il Diacono – come aiuto al Vescovo e ai presbiteri – è al servizio dell’Eucaristia. Il tuo servizio sia quello di accogliere il Signore per portarlo ai tuoi fratelli, specie i più poveri e bisognosi, i malati e gli anziani. Costruisci la comunione, per quanto dipende da te; semina la pace e la concordia sia che si trovino persone accoglienti, sia in caso contrario.

Cerca di coinvolgere nell’amore, rispettando sempre la libertà di tutti. Abbi pazienza se quelli che incontri non capiscono che li ami. Soprattutto, accetta di non essere compreso, amato, accolto, lodato: nemmeno Gesù lo fu. E perdona sempre il male ricevuto senza esitazione, come Cristo sulla croce.

Il Diacono, inoltre, è al servizio della Carità. Carità è amare con il cuore stesso di Cristo; amare come Dio ci ama; amare nello Spirito Santo. Anche l’attenzione materiale ai bisogni dei fratelli che vivrai nel ministero pastorale sia sempre espressione del tuo amore sincero e generoso a Gesù. Ricordati, però che non c’è carità senza verità.

Allora la tua carità non sia dire sempre “si” a tutto e a tutti. Chiedi allo Spirito Santo il dono del discernimento. Ai figli “buoni” offri il tuo incoraggiamento e la tua disponibilità; a quelli “bisognosi” offri il tuo aiuto e la tua preghiera; a quelli che scelgono di camminare altrove, lontano offri loro il richiamo fermo e la condanna della colpa, ma anche la misericordia e l’invito alla conversione.

Il Diacono, infine, è al servizio della fede. Tu celebrerai il Battesimo farai cioè nascere alla fede nuovi figli di Dio. Questo straordinario senso di paternità – che vivrai in maniera sempre più piena nel ministero presbiterale – ti aiuti ad amare e a far crescere i tuoi figli. Celebrerai il Matrimonio. Insegna agli sposi che sono chiamati ad essere sacramento visibile dell’amore con cui Cristo ama la Chiesa.

Insomma, caro Roberto, vivi il tuo ministero come autentico servizio umile a Cristo e ai fratelli. Fuggi la tentazione di essere acclamato, applaudito come spesso ci capita di vedere anche nelle nostre chiese; non rivendicare diritti, non voler mettere sempre il tuo segno distintivo su quello che fai ma ricordati del “servo inutile” del Vangelo.

Auguri sinceri da colui che si considera un tuo fratello nell’amicizia prima che nel ministero. E grazie a lei, eccellenza per la sua vicinanza carica di senso. La sua presenza è per noi incoraggiamento a camminare sempre in comunione con la Chiesa diocesana ed universale per ritrovarci un giorno a godere tutti l’eternità nel Regno.

Al servizio di Cristo e della Chiesa

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Sabato 15 gennaio scorso, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore in Francavilla al Mare è stato ordinato diacono il seminarista Roberto Antonucci. Figlio della cittadina adriatica e della Chiesa teatino-vastese, dopo un lungo periodo di discernimento, dopo anni di approfondimento e di preparazione che ormai volgono al termine, ha ricevuto per le mani del Pastore diocesano il primo grado dell’ordine sacro.

La solenne celebrazione, che ha visto la presenza di numerosi sacerdoti della zona pastorale e amici, diversi diaconi e una trentina di seminaristi di Abruzzo e Molise si è aperta con un indirizzo di augurio del parroco don Rocco D’Orazio. Dopo il saluto di benvenuto a mons. Forte, il sacerdote ha rivolto a Roberto alcune parole di incoraggiamento per vivere l’esperienza di servizio alla Parola, all’Eucaristia, alla carità e alla fede, con autentica fedeltà a Dio e alla Chiesa.

E ha concluso ringraziando il vescovo per la sua vicinanza che «è per noi incoraggiamento a camminare sempre in comunione con la Chiesa diocesana ed universale».

La celebrazione è proseguita con la liturgia della Parola e la chiamata del candidato che, trepidante, ha risposto il suo eccomi. Quindi la richiesta del rettore del seminario regionale don Gino Cilli e la successiva domanda del presule: «Sei certo che ne è degno?».

Quindi, mons. Cilli ha illustrato il cammino di discernimento di Roberto, avvocato cinquantenne che ha deciso di donarsi totalmente a Cristo e ai fratelli dopo la morte della mamma che ha assistito fino alla fine con tanto amore.

E ha descritto il cammino del seminario in mezzo a ragazzi più piccoli, senza per questo sentirne il peso, come un percorso di progressiva maturazione nella fede, nel servizio, nella santità. Virtù che ora è chiamato ad esercitare in forma di testimonianza per i fratelli che è chiamato a servire.

Di seguito, l’omelia di padre Bruno. Ha evidenziato come il diacono – segno di Cristo-servo – è chiamato a realizzare una perfetta unione con Dio per darsi ai fratelli e nella pagina del servo sofferente di Isaia ha evidenziato il segno anticipatore del Messia atteso e desiderato.

Ha anche sottolineato che la chiamata di Dio è sin dal seno materno – e anche per Roberto, nonostante la realizzazione tardiva – per essere suoi collaboratori e servitori.

Infine, la pagina del vangelo di Giovanni, in cui si racconta dello Spirito che dopo il battesimo di Gesù scende e rimane su di lui, ha offerto al presule lo spunto per invitare Roberto ad invocare lo spirito di quel Dio che in Cristo viene definitivamente in mezzo al suo popolo per rimanere con esso, affinché il novello diacono possa portare la luce e la bellezza di Cristo.

Momento particolarmente commovente è stato quello delle litanie, con il candidato sdraiato a terra in segno di assoluta povertà e disponibilità a lasciarsi plasmare da Dio.

Di seguito, l’imposizione delle mani da parte di mons. Forte e la preghiera di ordinazione, al termine della quale don Roberto – ormai diacono – è stato rivestito della stola di traverso e della dalmatica, ha ricevuto il libro dei vangeli per esserne annunciatore con la vita e ha scambiato la pace con il presule e i diaconi presenti.

Dinnanzi al novello diacono, visibilmente commosso, l’applauso di una chiesa completamente gremita è stato fragoroso e spontaneo e si è ripetuto al termine della celebrazione quando don Roberto ha accennato ad un saluto e un ringraziamento, che non ha potuto prolungare per l’emozione visibile.

La festa è poi proseguita con un momento conviviale, a cui hanno preso parte il vescovo, tutta la comunità e gli amici. Ora la parrocchia e la diocesi tutta si proiettano verso il 29 giugno prossimo, quando, se Dio vorrà, don Roberto sarà sacerdote.

Il progetto “Media Oratorio” – San Franco Television (SFT)

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Gli adolescenti, dopo uno stage intensivo di formazione, agiscono come vere e proprie troupe televisive, realizzando periodicamente materiali da diffondere attraverso un sito web. Gli esiti dello stesso progetto, attuato da altri Oratori, mostrano in maniera sorprendente il facile conseguimento di importanti obiettivi educativi più volte raccomandati dal Magistero della Chiesa Universale e Italiana. La realizzazione di SFT è stata proposta dall’Oratorio San Franco della Parrocchia Matrice Santa Maria Maggiore di Francavilla al Mare avvalendosi della collaborazione del cameraman Nicola Cinquina di Trsp in Vasto.

“Media Oratorio” – San Franco Television è un progetto sperimentale con i seguenti obiettivi: Anzitutto, trasformare i ragazzi da spettatori a protagonisti del mezzo televisivo cercando di convogliare nelle loro mani le opportunità presentate dal fare una televisione che possa “offrire risposte concrete al (loro) desiderio di comunicazione e condivisione, partecipazione e solidarietà” ed “essere artefice di una nuova prossimità, frutto del confronto e dell’incontro, occasione di continuo svelamento di sé all’altro, assunzione di una responsabilità verso gli altri”.

Poi, sperimentare un modo nuovo di fare tv dando “spazio a voci che sappiano parlare fino in fondo i linguaggi mediali, usando parole inaudite e scomode per lo stesso mondo dei media, aprendo orizzonti di senso che la cultura mediale da sola non è capace di intravedere e rappresentare”. Sono i ragazzi dell’Oratorio, infatti, a proporre e confezionare direttamente col loro linguaggio le rubriche televisive che costituiscono il cuore espressivo del progetto.

Ancora, rispondere all’esigenza di un’educazione sui media più volte raccomandata dalla Chiesa a tutte le agenzie educative a partire dal decreto conciliare Inter mirifica in cui si afferma “Poiché il retto uso degli strumenti della comunicazione sociale […] esige una loro adatta e specifica preparazione teorica e pratica, le iniziative atte a questo scopo – soprattutto se destinate ai giovani – siano favorite e largamente diffuse”. “Tutti, e in particolare le nuove generazioni, dovranno essere in grado di interagire con l’universo dei media in modo critico e creativo, acquisendo una nuova competenza mediale per essere a pieno titolo cittadini di questo tempo”. Con SFT ai ragazzi dell’Oratorio viene data la possibilità di disporre in modo gratuito di strumenti di comunicazione all’avanguardia e di frequentare uno stage formativo con personale tecnico specializzato disposto a trasmettere i “trucchi del mestiere”.

Infine, formare tra i giovani delle comunità cristiane alcuni operatori delle comunicazioni sociali. Gli adolescenti delle troupe di SFT diventano via via il punto di riferimento di ciò che ha a che vedere con la comunicazione pubblica all’interno della parrocchia e del territorio e si rendono disponibili per alcuni servizi richiesti nella comunità. La progressiva maturazione, sia tecnica, che contenutistica e pastorale, potrà portare in futuro alcuni di loro a interpretare il ruolo di animatori della comunicazione nella parrocchia o forse anche a intraprendere una consapevole “missione” professionale in questa direzione.

Gli stage formativi si tengono nella sede dell’Oratorio in Via Padovano tutti i martedì dalle ore 20.30 alle ore 22.00, a partire dal 9 novembre prossimo fino al 12 aprile 2011. Il progetto vuole integrare Tv, internet e carta stampata in un unico strumento di formazione, informazione e comunicazione. Lo stage di formazione audio e video è per i ragazzi di età generalmente compresa tra gli 11 e i 16 anni. A coordinare le lezioni pratiche è Nicola Cinquina, tecnico operatore della rete cattolica Trsp di Vasto.

I laboratori sono mirati a rendere il gruppo una vera e propria “troupe” in grado di pianificare dei girati, realizzarli e confezionarli, padroneggiando l’uso di una telecamera ad alta definizione e di un computer equipaggiato con software di montaggio, nonché di comportarsi con una certa “professionalità” davanti alle telecamere. Gli educatori hanno ruolo di spettatori attenti, in grado di guidare le dinamiche del gruppo di adolescenti senza prevaricare la creatività espressiva dei ragazzi.

Le troupe televisive di SFT, una volta formate, diventano attive sul territorio e cominciano a produrre contributi video ispirati da una serie di rubriche, identificate e proposte dall’Oratorio stesso, che possono essere considerate come dei contenitori in grado di considerare molti degli ambiti in cui esso si trova ad operare. I ragazzi interpretano con ampio margine di libertà le rubriche, raccontando le esperienze con le loro voci e con il loro sguardo su di esse. La “spontaneità” che si trasmette suggerisce il confronto con altre realtà oratoriane, attivando curiosità e dibattito.

Per partecipare bisogna ritirare il modulo cartaceo disponibile presso la sede dell’Oratorio in Via Padovano, oppure scaricare quello digitale dal sito della Parrocchia o dal profilo facebook “Oratorio San Franco”. I moduli stampati andranno riempiti e riconsegnati in sede durante i primi due incontri. Dopo il 16 novembre non saranno più accettate adesioni. Le iscrizioni sono totalmente gratuite.

Ridare dignità alla politica in Abruzzo

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Parole dure, durissime quelle che il presule Bruno Forte ha tuonato a Vasto in occasione della festa del patrono San Michele Arcangelo. Parole vere, però, che hanno toccato il cuore del problema che la nostra classe politica e amministrativa sta vivendo ormai da troppi decenni: l’immoralità, la corruzione, il sistema di bustarelle che mina alla radice il perseguimento del bene comune arricchendo sempre più pochi amici.

«Siamo disgustati – sono le parole di mons. Forte – e sconcertati per tutto quanto sta avvenendo a livello politico nazionale e regionale. È necessario che la politica venga fatta da uomini e donne onesti che sappiano anteporre il bene comune a quello personale. Stiamo assistendo ad uno spettacolo vergognoso nel quale gli interessi personali, le vendette ed i ricatti offrono un quadro desolante della politica».

Purtroppo sempre più si ha a che fare con gente senza scrupoli e senza valori che è disposta a tutto pur di tutelare ed “accrescere” (a dismisura…) i propri interessi. Ma il vero dramma è che noi li votiamo, addirittura li stimiamo, sovente tifiamo per loro come per la Juve o il Milan, talvolta facciamo anche “a pugni” per difendere la loro falsa integrità; insomma, siamo pronti a fare tutto per chi non fa assolutamente niente per noi!

Ma quando riusciremo a smantellare questi sistemi di potere, questi apparati che continuiamo a chiamare “partiti” ma che sono un guazzabuglio irrispettoso di “pavidi” arrogantelli assetati solo di potere e di privilegi… Basta decisioni dall’alto: i candidati dobbiamo proporli noi prendendoli dai nostri migliori professionisti, dai nostri migliori dirigenti e lavoratori, dai nostri migliori giovani, dai nostri migliori anziani…

Fuori tutti! Facciamo tutto nuovo. Via il vecchio e avanti ciò che è nuovo davvero, non il “riciclato” spacciato per nuovo… Ma forse questa è proprio “l’isola… che non c’è”, cantava Bennato in un suo pezzo di successo. Non vogliamo e non possiamo crederci.

Ci deve essere, anzi c’è – ne siamo certi – un futuro migliore per il nostro martoriato Abruzzo dove uomini onesti si preoccupino della “Cosa pubblica” per restituire moralità alla politica, per ridare alle nostre amministrazioni un alto profilo, per far sì che la gente ritorni ad avere fiducia dei propri rappresentanti nelle sedi istituzionali.

E ci auguriamo anche che tale svolta sia immediata, senza inutili tentennamenti o sterili nostalgie. Urge un cambiamento vero, una conversione che tocchi tutti, un rapido risanamento delle ferite inferte al nostro tessuto sociale dalla dilagante immoralità politica. E questo viene da Dio e da persone disposte a mettersi in ascolto di Lui per servire disinteressatamente e onestamente gli uomini di questa parte di mondo.

Il saluto al Vescovo e alla Comunità

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Eccellenza reverendissima,

per la nostra comunità è un giorno molto bello perché Roberto ha ricevuto il ministero dell’Accolitato. È una ulteriore tappa verso il traguardo del presbiterato che è ormai imminente. Infatti, il prossimo inverno Lei lo ordinerà diacono e a Giugno, sacerdote.

Rendiamo grazie al Signore perché finalmente questo figlio di Francavilla – e di Santa Maria Maggiore – può realizzare la sua autentica vocazione di servire Cristo e i fratelli. Noi tutti ci stringiamo intorno a lui per accompagnarlo con la nostra preghiera, la nostra solidarietà e la nostra amicizia.

Questa data segna, poi, un passaggio epocale. Don Peppe sta per lasciare l’incarico di parroco. Anche per questo rendiamo grazie al Padre, di ogni dono celeste. E io, indegnamente, sono chiamato a continuare il suo fruttuoso lavoro che è culminato con la grande gioia di ben due vocazioni sacerdotali: don Gennaro Marinucci prima e Roberto Antonucci, adesso. Approssimandosi l’inizio del mio ministero nella parrocchia di Santa Maria Maggiore in Francavilla al Mare voglio anch’io rendere grazie al Padre. E a lei, eccellenza, per la stima e la fiducia che, nonostante tutto, ripone nella mia persona.

Ormai è già da un anno che mi trovo a Francavilla e ho avuto modo di sperimentare l’affetto e l’amicizia di tutti. In questo tempo il rapporto con don Peppe è sempre stato molto buono, di collaborazione e di rispetto reciproco, di affetto e di stima. E così sarà per il futuro. Egli stesso continuerà ad esserci vicino, pur se in modo diverso, perché un prete non smette mai di essere padre del suo popolo.

Per ciò che concerne la comunità, posso attestare che le persone che ho incontrato e conosciuto – ma ne sono convinto, anche tutte le altre – sono buone, generose, disponibili alla collaborazione e alla comunione in Cristo. I servizi vengono portati avanti con impegno e responsabilità. Insomma, i presupposti per far bene ci sono tutti.

Dallo scorso giugno, quando Lei stesso ha reso nota la mia nomina a parroco di Santa Maria Maggiore, ho iniziato a muovere i primi passi per far crescere questa comunità già bella e ricca di grazia.

Ci tengo a sottolineare che il 2010 non è “l’anno zero” della parrocchia di Santa Maria Maggiore. Io mi inserisco umilmente nel solco della tradizione che è stata tracciata da San Franco, nostro Patrono, uno dei primissimi evangelizzatori di queste terre, e portata avanti nel corso dei secoli fino ai nostri giorni da tanti pastori santi e generosi.

Ho pensato, innanzitutto, di costituire l’oratorio. In collaborazione con Mimmo Puracchio, presidente provinciale del CSI e responsabile della Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi, intendiamo realizzare questa “esperienza di formazione” in un contesto di emergenza educativa, questa “casa comune” per fare rete, poter organizzare tutti i servizi pastorali e creare i presupposti per una interazione generazionale e una crescita di tutte le componenti.

Abbiamo iniziato a lavorare con i più giovani, che, purtroppo, e non solo qui, sono spesso assenti dalla vita della Chiesa, con la proposta dei giochi senza frontiere per i ragazzi – che Lei stesso ha incontrato il mese scorso prima della conferenza con il prof. Vitiello – preceduti da catechesi su tre figure bibliche (Zaccheo, il giovane ricco e Pietro) e conclusi da un cineforum, una serata musicale con gruppi emergenti, uno di questi coinvolto nel progetto pastorale dell’Oratorio (alcuni dei quali avevano già partecipato al contest “In rock veritas” del CSI), e una serata di festa con fiaccolata dell’amicizia.

Un’altra proposta favorevolmente accolta è stata la “Notte bianca della fede” per la città e per tutta la zona pastorale, in collaborazione con la Pastorale Giovanile Diocesana, la Zona stessa e le Sentinelle del Mattino, che ha previsto l’adorazione sul pontile al mare fino alle 3.00 del mattino e confessioni continue. In piazza Sirena, invece c’era la musica per raccogliere i giovani da evangelizzare. E diversi sono saliti sul pontile a pregare…

Il primo settembre, poi, inaugureremo la sede dell’oratorio e vivremo un momento di festa in piazza San Franco.

Infine, non posso non citare la Confraternita che anche stasera è presente con una rappresentanza. Mi piacerebbe che il sodalizio si mettesse sempre di più a disposizione della Chiesa con grande generosità e autentico spirito di fede, superando sterili campanilismi e inutili prese di posizioni.

A Lei, Eccellenza, dico ancora il mio grazie per la sua parola chiara – come ha sempre fatto con me e con tutti – e costruttiva. Vorrei chiudere facendo mie le parole di Gesù al Padre: “Voglio che nessuno si perda, ma che tutti siano una cosa sola”.

Confido nella sua preghiera che è la vera forza per la nostra Chiesa diocesana e che anche noi le assicuriamo; nella sua vicinanza che sempre ci ha accompagnato e ci accompagnerà per l’avvenire; nella sua chiarezza che sa rimettere le cose a posto, in ogni occasione.

Grazie di tutto! E i migliori auguri al carissimo Roberto perché completi il suo cammino fino al sacerdozio e viva il suo ministero d’amore nella più totale adesione alla volontà di Dio.